Allacciate le cinture amici, il “Giro d’Italia Collection 2014” parte per il terzo e ultimo capitolo!

Parte Terza: Il Sud e le Isole

 

Dov’eravamo rimasti? Eravamo nel Lazio a trastullarci nelle “fraschette” di Frascati… 🙂

Rimettiamoci in viaggio, non possiamo non visitare il sud e le isole, terre dove il sole contribuisce a formare vini forti e corposi. I miglioramenti nelle tecniche, la serietà nei controlli e la passione per la vitivinicoltura sviluppatesi nei recenti decenni, unite al clima profondamente mediterraneo, hanno fatto nascere in queste terre miriadi di realtà produttive all’insegna della qualità e alto livello enologico.

 

Scendendo… dall’”Urbe” lungo il Tirreno, presto ci troviamo in Campania, la regione dell’antica Nea Polis (Napoli) col suo golfo e le sue isole, del Vesuvio, della penisola Sorrentina con la costiera Amalfitana e per brevità mi fermo qui… Oltre alle rinomate località, molti non sanno che questa regione, in fatto di vini, vanta una millenaria tradizione e una ricchezza inestimabile costituita da numerosissimi vitigni autoctoni, legati in maggior parte al Vesuvio, alla costa, all’isola di Ischia, ma una buona varietà e grande produttività sono presenti anche nell’entroterra campano, con risultati di valore internazionalmente riconosciuto, soprattutto nelle province di Avellino e Benevento.

Falanghina, Fiano d’Avellino, Greco di Tufo, sono i vitigni (tutti bianchi) più famosi, ma tra i bianchi possiamo citare Coda di Volpe, Biancolella, Asprinio, Pallagrello Bianco, Catalanesca… ma sono davvero troppi e non vado a elencarli tutti… Tra i rossi ha un ruolo importante l’Aglianico che nell’entroterra dà ottimi risultati, come il mitico Taurasi (provincia di Avellino), ma sono notevoli anche i meno famosi Piedirosso, Sciascinoso, Pallagrello rosso e tanti altri.

Il signor Carlo De Martino, mio suocero, napoletano verace, si illuminava quando parlava di “’o vin’ ‘e Gragnano” come se parlasse di qualcosa di leggendario che apparteneva al passato. Evidentemente la collina vicino a Sorrento è particolarmente vocata, e il vino (rosso) prodotto da maestri vignaioli e cantinieri…

Un caro saluto a Mr. De Martino e a tutti gli amici di Napoli e dintorni.

016 CAMPANIA

 

 

…Zig-zagando un po’ per lo stivale raggiungiamo il piccolo Molise, che si affaccia sull’Adriatico.

La regione scarseggia in fatto di vitigni autoctoni, ma dalla sua posizione incredibile sul mare tra Abruzzo e Puglia, e nell’entroterra i confini con Lazio e Campania, si può immaginare che non manchino neanche qui il clima e il territorio per la produzione di buoni vini, anzi, c’è solo l’imbarazzo della scelta… Come nella tradizione dell’Italia centrale si coltivano Sangiovese e Trebbiano, con la presenza anche dei rossi Montepulciano e Aglianico e dei bianchi Bombino, Greco e Malvasia…

Le denominazioni di alcune delle zone più vocate sono legate alla valle del fiume Biferno e agli Osci, popolazione preromanica che qui si era stabilita.

Un ringraziamento a Mr. Antonio Balante (Borgo di Colloredo)

017 MOLISE

 

 

Dal Molise scendiamo in Puglia, che si estende lunghissima dalla zona di San Severo (Foggia) e il promontorio del Gargano fino al tacco d’Italia, la penisola salentina tra Ionio e Adriatico.

Un tempo i prodotti vitivinicoli di questa regione venivano considerati solo forti e grezzi, poco adatti alla tavola, quindi utilizzati per dare corpo ad altri vini mediante “tagli” o uvaggi. Ma non è così e anche la Puglia ha lavorato molto bene in questo settore.

Anche la Puglia può vantare un gran numero di autoctoni, tra i quali molti di rilievo: tra i rossi il Negroamaro, vitigno reso ancor più famoso da uno straordinario e noto gruppo di musica pop salentino, il Primitivo di Manduria (Lecce), l’Uva di Troia (Foggia), la Malvasia Nera di Lecce e quella di Brindisi e alcuni meno conosciuti come il Susumaniello e molti altri. Qualche produttore si è addirittura lanciato con buoni risultati in qualche realizzazione internazionale come ad esempio il vino “Neprica” che deve il suo nome all’acronimo NEgroamaro-PRImitivo-CAbernet Sauvignon.

Tra i bianchi qui domina il Bombino bianco, ma tra i tanti altri mi limito a citarne due molto caratteristici: il Pampanuto e la Verdeca.

 

018 PUGLIA

 

 

Seguendo il Mar Jonio verso l’interno dello stivale entriamo in Basilicata, detta anche Lucania.

Compresa fra i confini di Campania, Calabria e Puglia, questa regione non ha molte uve autoctone, ma uno dei più importanti vitigni rossi del sud, l’Aglianico, ha forse proprio qui la sua origine ed è qui la più importante espressione del proprio nome, nella zona del monte Vùlture in provincia di Potenza.

Oltre a questo prezioso vitigno ne sono coltivati naturalmente anche altri, citiamo tra i rossi la Malvasia Nera di Basilicata, tra i bianchi il Greco e la Malvasia bianca. I produttori locali hanno saputo realizzare una discreta varietà di vini coltivando anche altre uve come Moscato, Chardonnay, etc.

Un ringraziamento speciale a Mr. Amilcare Grieco (Cantine del Notaio)

019 BASILICATA

 

Dalla Basilicata puntiamo dritti a sud e ci troviamo nella punta dello stivale: la Calabria.

Qui sono presenti diversi vitigni a bacca bianca e rossa, autoctoni, tipici o importati…

Fioccano le curiosità… lessicali: il vitigno chiamato anche “Calabrese” è il Nero d’Avola che è più siciliano… Il vitigno “Greco di Bianco” (Bianco è un comune della provincia di Reggio Calabria) corrisponde alla Malvasia di Lipari, anch’essa siciliana, ma il vino “Greco di Bianco” è prodotto con uve Greco bianco che è il Greco che abbiamo già imparato a conoscere in altre regioni del sud.

Vorrei evitarvi un forte mal di testa proseguendo con questi particolari quindi mi fermo qui…

Per citare tra gli altri il vitigno rosso più tipico della Calabria, citerei il Gaglioppo, con il quale si produce il famoso Cirò rosso, minori sono il Magliocco, il Castiglione, il Greco Nero e altri. Tra i bianchi oltre al Greco possiamo citare il Bianco d’Alessano (o Iuvarello), il Guardavalle, il Pecorello, alcuni tipi di Moscato e di Malvasia, e altri ancora.

Le D.O.C. più caratteristiche sono la già citata Cirò, che è un comune in provincia di Crotone, e Bivongi, anch’esso un comune in provincia di Reggio Calabria.

020 CALABRIA

 

 

Abbiamo visitato tutte le regioni italiane del continente, si salpa per le isole!

La Sicilia, oltre ad essere una bellissima regione italiana, piena di meraviglie da amare e da ammirare, è la più grande isola di tutto il mar Mediterraneo. Dal punto di vista vitivinicolo è ricchissima di tutto ciò che si potrebbe desiderare: clima soleggiato, terreni di ogni natura, uve autoctone in quantità e una forte tradizione. Vitigni diffusi in tutta la Sicilia sono il Nero d’Avola, chiamato anche, non si sa bene perchè, “Calabrese” (Avola è un comune in provincia di Siracusa), e i bianchi Inzolia (o Ansonica) e Catarratto.

Molte le D.O.C. Siciliane: sulla costa orientale, in provincia di Catania domina la presenza dell’Etna dai terreni vulcanici, con i vitigni rossi Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio. Eccellenti anche i bianchi dell’Etna, alla base dei quali abbiamo uve autoctone come Carricante, Catarratto, Minnella.

Nel sud-est dell’isola in provincia di Ragusa troviamo il Moscato di Noto (bianco) e il Frappato (rosso), con il quale in uvaggio col Nero d’Avola si produce il vino Cerasuolo di Vittoria (Vittoria è un comune del Ragusano).

Anche nella parte ovest della Sicilia (province di Palermo, Trapani e Agrigento) troviamo ottime produzioni di vini D.O.C. con uve autoctone: tra i bianchi, oltre Inzolia e Catarratto abbiamo Grecanico dorato, Damaschino, Grillo. Tra i rossi, oltre al Nero d’Avola, ci sono Catanese, Perricone, etc.

Il Moscato d’Alessandria (si pensa a una provenienza attribuita ad Alessandria d’Egitto) è un’uva dolce conosciuta anche con il nome di Zibibbo, diffusa in special modo nella provincia di Trapani e sull’isola di Pantelleria.

Un’altra particolarità: in provincia di Messina è degno di nota il vitigno bianco Malvasia di Lipari, con il quale si produce l’omonimo vino, e il disciplinare prevede l’uvaggio con una piccola percentuale di Corinto Nero, che è a bacca rossa.

Nel lasciare la Sicilia, un caloroso saluto a questa magnifica perla del Mediterraneo…!

021 SICILIA

 

 

 

Siamo giunti all’ultima tappa, la Sardegna!

In ordine di grandezza, nel Mediterraneo questa splendida isola è seconda solo alla Sicilia.

Come nel resto d’Italia, anche qui la qualità in fatto di vini è molto cresciuta negli ultimi decenni, e i produttori di buon livello si sono moltiplicati. Tanti e di buona importanza i vitigni autoctoni: tra i rossi il più noto è il Cannonau che corrisponde all’Alicante di probabile origine spagnola, poi il Monica, il Carignano del Sulcis, il Bovale, il Pascale e molti altri. Merita una citazione il Girò di Cagliari, vitigno a bacche rosse piccole e molto dolci. Concludo la passerella di rossi della Sardegna citando uno dei vini più rinomati e costosi: il superbo Turriga, prodotto dalla azienda Argiolas nel sud dell’isola selezionando e miscelando sapientemente uve come Cannonau, Bovale, Carignano e Malvasia nera. Tra i bianchi sono celebri il Vermentino di Gallura, la Vernaccia di Oristano e la Malvasia di Sardegna, ma degni di nota anche il Nuragus, il Nasco, il Torbato, il Semidano, etc.

Amici miei, si chiude qui in Sardegna il nostro viaggio nelle regioni italiane del vino, una carrellata nella quale è stata tralasciata la parte dell’assaggio… lascio a voi le vostre libere degustazioni e aspetto di sentire i vostri pareri…

Arrivederci!!!

Gasp

022 SARDEGNA

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